Cercami

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Lascia che la paura
Ti spalanchi gli occhi ,
che i passi ti allontanino
da me ,
dammi silenzi e incertezze :
come nel mio bimbo che piange .
Fuggi dal mio sguardo ,
e non lasciare che una carezza ,
ti colga di sorpresa :
prendimi ogni volta .
Ma poi cercami .
Nella notte che silenziosamente
scivola tra i vicoli
di questa città persa , disattenta .
Chiamami .
Lascia le tue parole
al vento :
le porterà al mio corpo,
e ne cresceranno
fiori dimenticati,  di luce .
Non ho doni dorati da darti ,
o forti pietre , la paura ,
forse e il pianto a volte .
La gioia si , quando
Il fiume mi accoglie , la dolcezza se la notte
mi racconta sogni .

Franco Franchini

Foto di Raff Grosso

Perchè scrivo

Sento il desiderio di condividere alcune riflessioni sul mio modo di intendere la scrittura.
Sono una persona semplice e diretta, una lavoratrice che, come tanti, può dedicare solo i ritagli di tempo alle proprie passioni – e dunque le sceglie accuratamente. Mi sento molto fortunata perché il mio lavoro coincide con una di esse, cioè la moda; le altre sono la musica, la lettura, la scrittura. Tutto questo viene comunque dopo mia figlia, la mia famiglia e gli affetti che popolano la mia vita.
Non scrivo per attirare l’attenzione o per fare rumore: scrivo ciò che ho dentro, ciò che penso e in cui credo. Parlo di oggetti o tendenze che ritengo interessanti (perché sono convinta che in qualche modo abbiano contribuito o possano contribuire a portare il bello nelle vite degli altri) e di persone con storie di successo, in qualche modo esemplari, che per me sono d’ispirazione – e dunque, mi dico, potrebbero esserlo anche per altri. Se intervisto qualcuno, è per mettere in luce un viaggio, un percorso positivo fatto di professionalità, capacità, creatività. Mi concentro sui doni che quella persona ha dato al mondo – che si tratti di arte, di moda o di conoscenze – non sulla sua vita privata o sul suo modo di interagire con gli altri.
Non mi interessa sapere se quella persona è simpatica, antipatica, gioviale, burbera, umile o saccente: non è questo l’oggetto dei miei articoli.
Primo, perché credo che il carattere o il modo di impiegare il proprio tempo libero non influiscano minimamente sulla professionalità: uno stilista di talento, rimane tale qualsiasi cosa faccia una volta appoggiata la matita, giusto?
Secondo, perché non mi compete esprimere giudizi su nessuno. Chi conosce la mia storia sa bene con quanta convinzione io detesti i giudizi gratuiti, un trattamento che non riservo a nessuno e che spero a mia volta di non ricevere. Tra l’altro, so bene che spesso freddezza o alterigia sono solo apparenti, nient’altro che un paravento per personalità sensibili e delicate. Quando scrivo, pertanto, mi limito a raccontare gli altri, con la massima sincerità e trasparenza possibili.
Non dedico tempo e spazio a ciò che non mi piace, che mi lascia perplessa o nel quale non vedo un elemento positivo: non è il mio scopo parlare male di qualcosa o di qualcuno – né è il mio scopo mentire ai miei lettori, facendomi passare per quella che non sono. Se così fosse, mentirei prima di tutto a me stessa: non l’ho mai fatto e non intendo cominciare adesso.
Non so se nel mio scrivere c’è bellezza, ma so che ci sono sicuramente lealtà e verità, e spero con tutto il cuore che siano ben riconoscibili.

 

Suicidio : la #crisi economica nella mia città

È’ sempre una grande tragedia leggere sui giornali di un suicidio.

Un altro essere umano ha fatto la scelta di dire basta alla vita.

Una vita fatta di se stesso, della sua famiglia, dei suoi affetti, del suo lavoro, della sua azienda. Tutto è stato costruito lentamente, con sacrificio, dedicando forze e tempo, traendo  soddisfazioni e delusioni, vittorie e sconfitte: una vita  fatta di tanta sofferenza, di progetti realizzati o distrutti, di sogni quasi sempre annientati al risveglio, di diritti calpestati.

L’imprenditore è sempre solo.

E’ vero, ci sono persone che scelgono di non pensare concentrate solo sul “fare soldi” a tutti I costi: sono le cimici, i parassiti della società, quelli che devono essere schiacciati senza indecisioni e senza pieta. Ma sono tanti quelli che sentono il peso delle loro scelte, la responsabilità ed hanno alta coscienza del proprio lavoro, di quello  dei propri dipendenti e che non pensano solo al denaro: queste sono le persone che mettono il cuore in quello che fanno , in quello in cui credono e in quello che vogliono a tutti I costi mostrare alla società, ai propri dipendenti, alla propria famiglia e alle famiglie dei collaboratori. L’obiettivo finale? Fare tanto, creare impresa, posti di lavoro e benessere per contribuire concretamente a fare “grande il proprio Paese”.

La politica che si mette in mezzo quasi mai per affiancarsi e supportare, quasi mai per capire e mai per aiutare chi ogni giorno dona la propria vita.

E’ l’antimercato, la giungla, il caos. Burocrazia e giustizia invece di alleggerire diventano “corde al collo”. Tolgono il respiro.

L’uomo onesto che lavora si vede negare tutto, vede calpestare ogni suo credo, ogni suo principio, per provare a salvarsi potrebbe solo diventare un bandito  ma l’uomo onesto bandito non è.

E allora? Allora può solo scappare (se ci riesce), andarsene da questa bella Italia per costruire altrove: chiudere l’azienda o soccombere nel nero più profondo della crisi, quel nero che non ha mai fine e non ha mai luce.

Ogni imprenditore sa che bisogna essere forti, che il cammino per arrivare in alto è lungo, fatto di sudore, lavoro e poi lavoro, sconfitte e cadute, ma non è questo che fa paura, addirittura terrore e che fa decidere per la non vita.

La scelta forzata è la deriva di un sistema malato, subdolo, vigliacco: non sono le difficoltà e neppure i debiti a far paura, ma è “l’obbligo” di dover andare contro i propri principi e dover diventare “un altro”.

Snaturarsi per continuare ad avere “confort e agevolazioni” anche senza averne nessun diritto.

E’ la televisione il vero “oppio dei popoli”: assistiamo a penose discussioni tra verdi, rossi, gialli, bianchi, neri, increduli proviamo inutilmente a capire come possano ancora impunemente prenderci in giro; discutono, urlano, a volte si picchiano anche, ma poi invariabilmente  si addormentano sereni per poi ripresentarsi con i loro portaborse, con le loro auto blu , con i loro viaggi di lavoro in prima classe “vip”, ovviamente con i loro stipendi milionari.

E noi tutti siamo sempre in attesa che a qualcuno venga almeno un po’ di vergogna quando sui quotidiani si legge che un altro essere umano, un altro imprenditore ha scelto di morire, rinunciando alla propria vita fatta di amori, di sogni e di passioni, ben conoscendo l’inutilità anche solo di dar inizio ad una lotta senza speranza contro un sistema e persone da cui non puoi difenderti.

Basterebbe veramente poco: rispetto e giusto riconoscimento per il lavoro di tutti, regole chiare e uguali per tutti.

Evidentemente è più semplice indossare gli abiti grigi e sciogliersi in parole lacrimose davanti a tombe che gradirebbero molto di più un riflessivo silenzio e men che meno la presenza di coloro che devono essere considerati “fattori” dei destini di intere famiglie di lavoratori che non hanno voluto essere sporcati dai giochi di potere.

Questo “nostro” Imprenditore di San Cesario non sarà, purtroppo, l’ultimo; il suo gesto non porterà verità a chi verità non vuol conoscere, non servirà a dire veramente basta  ricominciando finalmente a vivere con senso di lealtà, onestà, giustizia e condivisione. Anche il sacrificio di una vita umana non può bastare affinché si possa ricominciare a vivere come sarebbe giusto vivere: dignità, valori, rispetto, doveri e regole devono essere recuperate da un’intera società che guarda con speranza al recupero di uguaglianza e giustizia che sono “leggi di vita” per ogni singolo individuo nato con il diritto di godere pienamente dello straordinario bene che è la vita.

 

#ZeldaWilliams: un messaggio di speranza a chi soffre di depressione.

Zelda Williams, figlia del noto attore Robin Williams, a più di un anno dalla morte del suo papà scrive un post su Instagram rivolto alle persone che soffrono di depressione.
Un messaggio dolce amaro, ma ricco di speranza per chi vive nel buio da tanto tempo. Perché la felicità non è impossibile da raggiungere.

Ecco l’articolo su Zelda Williams